• settembre 4, 2015

    Sonig Tchakerian a Matera per la festa di Rai Radio3

    «Nulla di più perfetto per diventare un buon violinista, nulla di più utile per l’insegnamento», si legge su una delle lettere, datata 1774, di Carl Philipp Emanuel Bach a Johann Nikolaus Forkel: il portentoso strumento didattico di cui si parla è uno dei più frequentati capolavori della letteratura violinistica, le Sonate e Partite per violino solo BWV 1001-1006 di Johann Sebastian Bach. Tanto che si racconta che il violinista Jan Kubelik, in preparazione a un concerto particolarmente impegnativo, la suonò continuativamente per ore il giorno stesso. Per la violinista Sonig Tchakerian le Sonate, sono una felice ricorrenza. Registrate per Decca […]

  • luglio 21, 2015

    Il meglio del Fuori Festival

    Le immagini del Fuori Festival 2015: gli incontri in collaborazione con Marsilio Editori e Galla1880 Libreria, che hanno portato a Vicenza, per presentare i loro ultimi libri, gli autori Paolo Roversi (“Solo il tempo di morire”), Mattia Signorini (“Le fragili attese”), Giampiero Beltotto (“Comunicazione e cultura. Come ci si difende dal mondo 2.0”), e Luca Mastrantonio (“Pazzesco! Dizionario ragionato dell’italiano esagerato”).

  • Laura Polverelli

    Uno dei mezzosoprani più acclamati della sua generazione, Laura Polverelli ha calcato i palcoscenici di alcuni fra i maggiori teatri del mondo, collaborando con direttori d’orchestra del calibro di Claudio Abbado, Rinaldo Alessandrini, Gary Bertini, Fabio Biondi, Ivor Bolton, Bruno Campanella, Riccardo Chailly, Myung-Whun Chung, Jesus Lopez-Cobos, Ottavio Dantone, Colin Davis, Gianluigi Gelmetti, René Jacobs, Jean-Claude Malgoire, Andrea Marcon, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Antonio Pappano, Carlo Rizzi, Christophe Rousset e Jeffrey Tate.

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  • Duduk: il suono della preghiera armena

    Ogni cultura passata o presente, ogni gruppo nazionale o tribale ha una propria musica tradizionale, influenzata da molteplici fattori: socio-economici, ambientali e altri. La musica tradizionale armena mescola musica popolare e musica sacra cristiana. Essa viene ben rappresentata da uno strumento tradizionale, il duduk, che è abbastanza conosciuto in Occidente grazie alle colonne sonore di molti film. Le avvolgenti musiche del duduk si possono ascoltare nella colonna sonora di molte pellicole holliwoodiane come "Il Gladiatore", "Alexander", "Syriana" e altre. Uno dei motivi per cui il duduk viene scelto così spesso per i film di ambientazione storica è l'intenzione dei compositori di ricreare antiche atmosfere, che questo strumento ben riesce a evocare. Il duduk è uno strumento ad ancia doppia, con otto fori per la melodia, ed uno per il pollice sulla parte inferiore.

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  • Trio Albrizzi

    Giulio Giannelli Viscardi ha debuttato come solista al Barbican Hall di Londra nel 1987 effettuando in seguito tournée in tutta Europa, Stati Uniti, Cina, Tailandia e Filippine. Si è esibito, tra le altre, con l'orchestra del Teatro La Fenice, la Slovak Chamber Orchestra, l’Haifa Symphony Orchestra, la Russian Philharmonic e la European Union Chamber Orchestra di cui è dal 1989 primo flauto. Diplomatosi al Conservatorio di Milano sotto la guida di Marlaena Kessick, ha ottenuto nel 1985 il Diploma d’Onore dell’Accademia Chigiana di Siena dove è stato allievo di Severino Gazzelloni. Ha proseguito la sua formazione con Aurèle Nicolet e Christian Larde.

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  • Omaggio all’Armenia e alla musica come strumento di resilenza e coesione tra popoli

    A cento anni dal genocidio, la violinista di origini armene Sonig Tchakerian, responsabile del progetto Musica da Camera del festival, ha scelto infatti di celebrare la terra dei suoi avi invitando a suonare insieme a lei e alla pianista vicentina Stefania Redaelli il Trio Dabaghian, formato da alcuni fra i più importanti musicisti armeni viventi.

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  • Signor Bruschino, allegria, talento e farsa sulla scena dell’Olimpico

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  • Luca Mastrantonio - Pazzesco! Dizionario ragionato dell'italiano esagerato

    L’italiano del nuovo millennio è una lingua pazzesca, perché chi la parla spesso è incapace di intendere quel che vuole dire

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  • Pietro Semenzato

    Da anni si esibisce in vari teatri e sale da concerto come solista, in formazioni di musica da camera e con orchestra. Ha partecipato a vari concorsi pianistici nazionali classificandosi tra i primi posti e ha seguito diversi corsi di perfezionamento con Riccardo Risaliti, Maria Szreiber, E. Dombi, Thomas Böckheler, Klaus Kaufmann, Gerlinde Otto ed Emanuele Torquati per il pianoforte; Mirko Guadagnini ed Eddi De Nadai per la ‘Liederistica’ e Pietro Mianiti per la Direzione d’orchestra. Ha lavorato come direttore assistente nell’allestimento dell’opera “Il matrimonio segreto” di D. Cimarosa per l’apertura di Expo Milano 2015 e collabora con la casa editrice Ricordi come copista per l’opera “I Promessi Sposi” di A. Ponchielli.

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  • Vicenza: Dante e Bach, due giganti si incontrano al Teatro Olimpico per le Settimane Musicali e un progetto tra parole, suoni, letteratura e musica

    Grazie ad un progetto della violinista Sonig Tchakerian e Lorenzo Arruga la bellezza della musica e delle parole di questi due giganti della nostra storia approdano al Teatro Olimpico per la XXIV edizione delle Settimane Musicali.

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  • Da Haydn a Ravel, il viaggio attraverso tre secoli di melodie

    “Chansons” è il titolo del sesto appuntamento che le Settimane Musicali al Teatro Olimpico dedicano alla musica da camera: un concerto in cui flauto, violoncello e pianoforte accompagnano la voce del celebre mezzosoprano Laura Polverelli. Un viaggio attraverso tre secoli di melodie che comincia in Grecia alla fine del Settecento con la cantata Arianna a Naxos di Haydn e termina in Madagascar con le Chansons Madecasses di Ravel, vera cantata del ventesimo secolo.

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  • Bepi Morassi, quando il bel canto diventa commedia dell’arte

    Bepi Morassi, regista dalla lunga e fortunata carriera sia nella prosa che nella lirica, negli ultimi anni si è trovato ad affrontare, con successo, numerose opere del cosiddetto «belcanto», da Donizetti a Bellini a – soprattutto – Rossini. Un percorso di avvicinamento all’opera quasi inevitabile. In un’intervista il regista aveva raccontato rispetto a Rossini, “Possiede una fortissima teatralità, e mi permette di mettere in gioco le conoscenze che ho acquisito in passato, soprattutto nel campo della commedia dell’arte. Il succo della commedia dell’arte sta nel fatto che è il primo esempio di teatro professionistico. Da questa particolarità, per esempio, nasce la tendenza al virtuosismo. Ma c’è un altro aspetto, che ho ereditato da Poli e che ho sempre cercato di perseguire, e cioè il cogliere, di quel tipo di recitazione, il concetto di astrazione, di gesto mai realistico. Che proprio Rossini traduce in musica. L’astrazione è fondamentale: e da questo assunto deriva il fatto che, in linea teorica ma non troppo, un bel Rossini si potrebbe realizzare anche senza allestimento, solamente sfruttando il gioco coreografico, inteso nel senso etimologico di «disegnare nell’aria», attraverso movimenti e gestualità che non devono mai cedere al realismo. Ecco, per me il belcanto, come qualsiasi altra forma d’opera, deve sempre essere affrontato in una chiave di lettura teatrale”.

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  • Gioachino Rossini, il Cigno di Pesaro

    Nato a Pesaro il 29 Febbraio 1792, e chiamato dagli ammiratori, il "Cigno di Pesaro" musicò decine di opere liriche senza limite di genere, dalle farse alle commedie, dalle tragedie alle opere serie e semiserie. Dopo la restaurazione del Governo Pontificio. il padre, sostenitore della Rivoluzione Francese, per sfuggire la cattura, è costretto a spostamenti fra Ravenna, Ferrara e Bologna dove il giovane Rossini studia canto (contralto e cantore all'Accademia filarmonica) e spinetta presso Giuseppe Prinetti, suo primo maestro. A quattordici (1806), si iscrive al Liceo musicale bolognese, studia intensamente composizione, appassionandosi alle pagine di Haydn e di Mozart (è in questo periodo che si guadagna l'appellativo di "tedeschino") e scrive la sua prima opera "Demetrio e Polibio", che sarà rappresentata però solo nel 1812. Per Rossini l'esordio ufficiale sulle scene avviene nel 1810 al Teatro San Moisé di Venezia con "La cambiale di matrimonio" ed il successo ottenuto lo incoraggiano nello scrivere altre opere, 37, nei successivi 9 anni, opere che vengono rappresentare nei maggiori teatri italiani ed a Parigi. La "Vita di Rossini" scritta da Stendhal suo principale biografo, quando il compositore aveva solo trentadue anni, ci danno la misura del livello di fama raggiunto dal compositore. Fra le opere che ebbero il maggior successo e che ancora vengono rappresentate: "Il Barbiere di Siviglia" (1816), "La gazza ladra" (1817), "Semiramide" (1923) ed il "Guglielmo Tell", rappresentato a Parigi il 3 agosto 1829 con il titolo di "Guillaume Tell" che fu l'ultima sua opera. Rossini, a 37 anni, all'apice del successo quale compositore di opera lirica, smise di scrivere musica "profana" dedicandosi allo "Stabat Mater" scritto fra il 1832 e il 1839 nella pace della campagna parigina di Passy. Il successo di quest'ultimo lavoro regge il confronto con i risultati ottenuti nell'opera lirica, ma è anche l'inizio dei lunghi anni di isolamento, durante i quale Rossini compone innumerevoli brani di musica da camera, sonate e composizioni per pianoforte, prima della sua morte avvenuta a Parigi il 13 Novembre 1868.

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  • Gustalopera

    Un appuntamento esclusivo, un momento unico per concludere a Teatro una serata di musica e di incontro.

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  • La Divina Commedia: un’opera musicale legata a Bach

    La Divina Commedia è nella sua essenza profonda un incontro di musica e scienza, unificate e cadenzate dalla struttura rigorosa e flessibile, esatta e dinamica del verso dantesco.

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  • L’Orchestra di Padova e del Veneto da vicino

    L’Orchestra di Padova e del Veneto si è costituita nell’ottobre 1966 e nel corso di quasi cinquant’anni di attività si è affermata come una delle principali orchestre da camera italiane nelle più prestigiose sedi concertistiche in Italia e all’estero.

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  • Signor bruschino, una farsa giocosa in un unico atto

    Il signor Bruschino è una farsa giocosa ricavata da Giuseppe Foppa dalla commedia francese Le fils par hasard(1808) di Alisan de Chazet e E.T. Maurice Ourry. La prima rappresentazione ebbe luogo al Teatro San Moisè di Venezia il 27 gennaio 1813, interpreti Nicola de Grecis (Gaudenzio), Teodolinda Pontiggia (Sofia), Luigi Raffanelli (Bruschino padre), Gaetano del Monte (Bruschino figlio e Un delegato di polizia), Tommaso Berti (Florville), Nicola Tacci (Filiberto), Carolina Nagher (Marianna). L’autografo è conservato a Parigi, presso la Bibliothèque Nationale. Giunto nel castello del vecchio Gaudenzio per rivedere Sofia, di lui pupilla, e trarla finalmente in sposa, Florville viene a sapere dalla cameriera Marianna e poi dalla stessa Sofia che il tutore l’ha destinata in moglie al figlio di un certo Signor Bruschino: nessuno conosce di persona il promesso sposo di cui si attende a momenti l’arrivo. Deciso ad ogni costo a troncare questo contratto, Florville, rimasto solo, si imbatte per un caso fortuito nel locandiere Filiberto. Florville viene così a sapere che il figlio di Bruschino è tenuto sotto chiave nella locanda perché ha fatto debiti per più di 400 franchi. Fingendosi cugino di Bruschino, Florville si offre di saldare il debito, a patto che Filiberto tenga ancora rinchiuso il ragazzo per qualche tempo. Congedato il locandiere, dal quale si è fatto consegnare la lettera di presentazione di Bruschino, Florville, il cui aspetto è ignoto a Gaudenzio, decide di sostituirsi a Bruschino figlio per sposare Sofia. Per meglio ordire la beffa dà a Marianna una falsa lettera per Gaudenzio, nella quale Bruschino padre chiede al tutore di far arrestare il figlio perdigiorno e di trattenerlo nella propria casa, dandogli inoltre un’accurata descrizione del ragazzo. Così Florville, fattosi volontariamente trarre in arresto, comincia a recitare davanti al credulo Gaudenzio la parte di Bruschino, ostentando grande rimorso per i suoi misfatti. Ma ecco che sul più bello giunge Bruschino padre, infuriato per i guai combinati dal figlio. Florville, continuando la sua commedia, gli chiede perdono ma Bruschino naturalmente non lo riconosce e credendo di essere turlupinato vorrebbe chiamare il delegato di polizia; Gaudenzio ingannandosi pensa che il vecchio disconosca il figlio solo per acrimonia e finisce con l’irritarsi. Rimasto solo con Sofia, Gaudenzio le chiede di ricondurre alla ragione lo “snaturato padre”: ma ancora una volta Bruschino non recede e a nulla valgono i lamenti e le ragioni della fanciulla. Di lì a poco giunge il delegato e, per provare l’identità del nuovo Bruschino, viene confrontata una lettera del vero Bruschino con quella di Florville avuta da Filiberto: ovviamente la scrittura dei due fogli si rivela identica. Infine l’intervento di Filiberto, che si rivolge a Florville chiamandolo Bruschino, dilegua ogni dubbio e tutti infieriscono contro il povero Bruschino padre: questi rimane ancora più confuso e smarrito mentre Gaudenzio comincia a credere che egli non voglia riconoscere il figlio per non adempiere al contratto nuziale. Quando tutti si sono allontanati, Filiberto torna a reclamare il saldo del debito importunando questa volta lo stesso Bruschino che scopre così tutto l’imbroglio ordito da Florville: Bruschino è deciso a svelare tutto, ma non appena apprende che Florville è figlio del senatore accerrimo nemico di Gaudenzio, decide di vendicarsi del tiro subìto e, riconoscendo il giovane come proprio figlio, lascia che questi sposi Sofia. Assicuratosi che Sofia ami realmente il presunto Bruschino, anche Gaudenzio finalmente acconsente alle loro nozze. Ma ecco che fa la sua comparsa il vero figlio di Bruschino. La sorpresa di Gaudenzio diventa rabbia quando apprende di aver promesso Sofia al figlio del suo peggiore nemico: ormai tutto è fatto e al vecchio tutore non resta che perdonare.

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  • Johann Sebastian Bach

    Muore il 28 luglio 1750, mentre la sua musica viene riscoperta definitivamente solo nel 1829 grazie ad un'esecuzione di Mendelssohn della "Passione secondo Matteo".

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  • Al Teatro Olimpico i Venezianische Lieder con i testi di Riccardo Held

    La prima assoluta dell’edizione originale tedesca dei Venezianische Lieder.

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  • Riccardo Held: dire poesia in teatro

    Da 15 anni alterna il lavoro editoriale con l’attività di “dire” poesia in teatro, in Italia e all’estero.

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  • Il ritratto di Silvia Regazzo

    Vincitrice di Concorsi Internazionali: Toti Dal Monte nel 2001, Città Lirica Opera-Studio nel 2003 e 2006, Città di Bologna sezione giovani promesse nel 2009, Giulio Neri nel 2010.

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  • “Ex Novo” e l’intima poesia del suono

    I componenti del quartetto provengono tutti dal Conservatorio di Venezia.

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  • In uscita il CD dell’esecuzione del 2012 con il Maestro Rigon: Il Ratto dal serraglio

    Un progetto teatrale che diventa oggi un CD: è il “Ratto dal serraglio”.

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